Mani nella materia, 2011

bronzo,

44x95x45 cm

Io e Connesor, 2008, 

terracotta patinata,

39x37x56 cm

Crocefissione di mani,1996

terracotta patinata,

50x34x8 cm

LETTERA A JOLANDA  14 dicembre 2014

 

Da anni lavoro sul tema della forza che accompagna il nostro cammino, una  dimensione di follia predatoria vitale, una forma di cannibalismo senza inibizione in cui il corpo si trasforma.

Nelle Sculture il corpo si fonde nella materia in un gioco di pieni e vuoti, il mistero è la fune che percorre la vita e la morte, il pellegrinaggio senza risposta, come a trovare il bandolo della matassa.

Elena Mutinelli

 

Carissima Jolanda eccomi a scriverti di me: guardo a ritroso il mio lavoro e cerco di scandirlo come non sa fare un artista, ma se dovessi confidare le misure disgregate del mio sentire cercherei di seguire le tappe disordinate che a tratti manifestano una continuità proprio come le tante faticose edificanti ore che dedico al lavoro.

Eccoli i motivi della mia scultura, del mio segno: sono titoli.

Li guardo e posso solo definirli, forti profili, come quelli che attraversano le pieghe del volto di chi ha osato vivere, pensare, consumarsi, sbagliare e non ultimo gioire.

Disegno, disegno e disegno, non c’è colore che mi incanti a meno che non sia un altro artista ad eseguirlo con i mezzi che non mi sono propri, il bianco e nero della grafite per me sono la luce e l’scurita dei nostri tratti.

Nascono strani volti mai incontrati, ora li osservo, sono di fronte a me li vedo, un pellegrinaggio di pazzi  sempre al bivio di una scelta.

Scava la matita dentro e fuori quel muro di probabilità e varianti che i forti profili a malapena riuscirebbero a contenere- la forza, il potere, il cannibalismo.

Forti profili fusi nei tratti che parlano dell’uomo- niente storia, nessuna anticipazione, per un istante presenti al tempo di un’azione- si preparano a divenire ‘altro’, l’attimo vivo che pulsa, l’unica porzione di tempo che ci è data per vivere la bellezza.

L’accento è posto sul ‘gesto’, che annoto fin dalla prima scultura sotto diverse forme, non ha tempo, non appartiene né al passato né al futuro, qui e ora, è la lotta, da sempre siamo nell’arena.

Mani forti alle prese con l’afferrare brutale, con le intenzioni quotidiane dell’esistere, intrise di tensione emotiva, avide di potere, pronte a confrontarsi con il traffico, la tecnica, il ritmo, il suono roboante della vita.

L’intento di ognuno è la fusione, la disperata ricerca di sé nell'altro che trascina con sé tutte le costrizioni e i nostri credo. Un silenzio grande da colmare, antico come le culture.

                                                          Elena Mutinelli

 

BIOGRAFIA non curriculare, alla mia amica Jolanda che ho avuto il piacere di rincontrare dopo tanti anni

 

Mai prima d’ora ho pubblicato una mia lettera e mai una biografia così intima, ora desidero farlo, scrivendola ho capito  che se ho intrapreso questa strada lo devo soprattutto all’avvicendarsi delle circostanze che a volte sono più forti del nostro volere e del nostro talento

 

 

Elena Mutinelli classe 1967, martedì 4 luglio,

Ultima di cinque figli nata da una famiglia mista, nonno paterno di origine austrica da parte di padre e bolognese da parte di madre trapiantato a Trento partito per Pisa per frequentare la Scuola Normale, li incontrò sua moglie una giovanissima musicista figlia di mercanti greci, Giannina.

Mamma, figlia di un noto scultore della scapigliatura Milanese Silvio Monfrini, allievo di Ernesto Bazzaro, di adozione meneghina, veneto di origine.

Mio padre, bolognese grazie mio nonno che tornò a Bologna per insegnare ingegneria,

Mio padre, ricercatore chimico e ufficiale di marina, partì prestissimo da casa per arruolarsi, carattere autoritario e libero; tornato dalla prigionia, incontrò mia madre ad una stazione ferroviaria, Genova Principe. Un giorno mi disse che era diretto altrove ...

Insieme girarono il mondo.

La mia dimora era antica come la mia famiglia, come le sale in cui giocavo, come le sculture che incontravo, i quadri degli antenati che mi facevano paura e i muri così alti da non crescere mai e così spessi da sentirsi al sicuro per sempre; piena di libri e di memorie, di voci alte, di libertà, di storia e di cultura e tante cose da raccontare tra una lite e l’altra come succede nelle antiche famiglie.

Il viaggio poi, interessante considerato che nelle famiglie numerose non si soggiorna tantissimo e considerato che quel genere di famiglia dopo gli anni settanta era demodé.

Tanti sono un branco e tante storie e incominciano a vivere prima e incontrano già volti nelle memorie di bambino, in una famiglia dove al posto di vedere la tv si giocava a nascondino nelle sale e si facevano le imitazioni nella grande cucina.

Poi il cammino…Mai uguale. In mano a nuove generazioni locali il grandissimo parco è  diventato un giardino anonimo stile 2000, gli alberi secolari sono stati tagliati per creare rimesse per i Suv, dalla grande villa vissuta sono stati ricavati mini appartamenti con arredo minimalista con annesso un grande laboratorio di analisi mediche con ingresso sito proprio nella stanza in cui dormivo e in cui in seguito ebbi modo affrontare più volte alcuni esami diagnostici di routine, aspettando il mio turno guardavo i nuovi volti estranei in attesa.

Li, li ora forse non ci sono storie, neanche l’inizio di una lettera che puoi scrivere ad un amico.

Era proprio enorme quella casa. Erano stati nascosti  i soldati negli appartamenti delle prosone a servizio che di consuetudine soggiornavano tutta l’estate in vacanza da Milano,. Tutta la famiglia era sfollata nella casa di villeggiatura in Brianza in tempo di guerra, era tato seminato grano nel parco dove in origine c’erano i bersò e i campi da tennis del nonno. Queste erano le storie che ci raccontavano le leve del 27 e del 23, si erano avvicendati amori impossibili tra i proprietari i e giardinieri, tra le persone che vivevano con loro a servizio e tutti si conoscevano profondamente. I figli poi, erano figli di tutti.

Conservo un’immagine nitida di quando ero piccola: dei pavoni bellissimi che mi rincorrevano e di cui avevo paura folle, il nonno scultore era un amante degli animali, nel parco c’erano i pavoni da una parte, gli uccelli esotici in una gabbia da voliera grandissima vicino ai salici piangenti e otre una pineta costeggiata da un viale che arrivava fino alla casa di ingresso alla villa, (anche quella enorme, noi bambini ci sedevamo lungo le panche all’interno del camino e inventavamo storie infinite), c’era un allevamento di cani pastori tedeschi  tenuti con dedizione assoluta da mio nonno. Io stavo in mezzo a loro ,mi sembravo grandissimi. Ah. C’erano anche delle caprette tibetane di cui il nonno era gelosissimo.

Una volta un suo amico gli portò un calciatore famoso a prendere un cane e lui gli disse che se lo avesse fatto morire non avrebbe dovuto farsi vedere mai più, disse a mia nonna :< Nella, lo farà morire sicuramente, non ha lo sguardo intelligente>. E così accadde...Il calciatore tornò per riprendere un altro cane e il nonno lo insultò in meneghino cacciandolo.

Ricordo che otre la pineta c’era una grande serra in cui il nonno aveva fatto il suo studio di scultura quando lascio Milano per  l’asma, quella serra serviva per il fiori del parco e la teneva un uomo di fiducia di famiglia i cui genitori vivevo con i bisnonni e facevano da custodi, si chiamava Salvatore (io lo ricordo vecchissimo sempre col bicchiere di vino in mano), la bisnonna lo avevano fatto studiare a Sanremo ed era cresciuto nella nostra casa. Dicono che fosse bellissimo, un Don  Giovanni, ogni estate quando tutti i parenti affollavano la casa, qualche nipote si innamorava di lui di nascosto, mia madre adolescente e li spiava baciarsi.

Le nostre vite si sono divise si sono intrecciate ad altre nuove diverse ed io le trovo sempre uniche e straordinarie.

Ho  cambiato sempre luoghi e di ciascuno ricordo le storie che ho lasciato e le persone che ho incontrato. Per questo posso lavorare, perché sono libera. Cambieranno ancora tante cose!

E’ l’intima biografia non curriculare ma è l’unica che mi ha spinto a  scommettere per  la scultura fino infondo, vita e passioni si intrecciano nell’impossibilità di non poter fare a meno di aderire con tenacia alla propria natura, poiché ad un bivio non avevo alternativa potevo solo continuare.

                                                      Elena Mutinelli

 

 

 

©.  STUDIOMARTE                                                                                                 Foto Antonio Piccin

Grafica Stdmarte

Traduzioni Roberta Mazzesi

 

 

LE OPERE SCULTOREE DI ELENA MUTINELLI SONO  ESEGUITE A MANO SENZA MEDIAZIONE ALCUNA DI ARTIGIANI E MACCHINE

The sculptural production of Elena Mutinelli is hand made without any artisan's or machinery's help.

 

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Mani su di noi,1997

grafite su carta

100x70cm

 Eros nello stomaco, 2009

Matita sucarta,

70x100 cm.

 

Afrodite, 2004

matita su carta,

100x70 cm

Sola terracotta, 1999

Terracotta

30x40x30

collezione privata

Sola terracotta, 1999

Terracotta

30x40x30

collezione privata

Dal principio alla fine,

ogni momento,

fino a quando la stecca non affonda più nella materia e le mani sole non bastano.

       sculptress

  Elena   Mutinelli