Elena Mutinelli

 

 

 

 

 

 

 

Elena Mutinelli è una artista che nutre la sua vita dell’arte e viceversa. La scultura è il suo campo espressivo della modernità, tutto e teso, nella grafica, nella chiazza di colore, nella materia a scovare e scavare l’atto sublime della nascita. Non si può rimanere indifferente di fronte alla forza che trasuda dai busti senza testa, dai fondoschiena in primo piano, dal corpo fatto di materia, eppure desiderio di carne pulsante. Racconta attimi, tempoazioni, mutamenti che traducono la bellezza. Non cerca icone, né modelli, trova prese, forza, che da una parte lasciano andare come fossero ali di libertà, dall’altra mangiano voracemente con il potere del cannibalismo, con la sopraffazione delle sbarre, prigioni che impediscono la fusione. La scultura di Elena Mutinelli può chiamarsi Yantra, l’unione di due universi. Cerca instancabilmente di ritrovare nell’altro una parte di se e lavora pertinacemente nel riproporre nel modulo l’atto della tensione, per generare ancora energia, affidando al caso la certezza del gesto impresso nella materia. L’arte della Mutinelli è un urlo per non soccombere nel caos, è il ruggito felino di un animale predatorio che si fa notare per dissuadere e per lasciare la sua impronta. E’ la consapevolezza del dolore che striscia tra le relazioni umane, è la lacerazione che tutto finisce, per sempre. Allora l’unica via è la forza del pensiero, l’intuizione, lo stato nascente della creatività che precede l’azione, l’unico accesso alla vita per respirare, sopportando la crudeltà. Le opere di Elena Mutinelli sono tattili, mani, polsi, schiene, gambe, sono termine di conoscenza che vaga tra la narrazione senza storia e gesto. I suoi volti stanno in attesa in un silenzio antico che attinge dalla tradizione e in uno sguardo presente della postura che racchiude le idee contraddittorie, le passioni incongruenti. Poi ci sono gli incontri, fatti di sguardi, di “ci siamo già visti”, senza orpelli, senza accessori, glabri, senza appartenenza. Il corpo accompagna l’espressione e il senso dell’assenza, di conflitto. “La posizione dell’artista talvolta non serve, non viene considerata utile” afferma la Mutinelli, mentre scava con il pollice la schiena di un gesso maschile. Consapevole che gli artisti sono esseri con i nervi senza carne, sensibili a qualsiasi vibrazione e per questo visionari di un mondo che arriva, prima di essere visibile.

Osservare le opere della Mulinelli è un’esperienza che pone di fronte alla bellezza dell’ umanità e nelle solitudini senza speranza, fa risuonare la forma.

 

                                                                                              Bianca Laura Petretto

 

APPARATI

Hanno scritto di Elena Mutinelli:

 

appartiene alla non numerosa famiglia degli scultori “veri”: ed è per questa ragione che, dopo il consueto quanto insufficiente tirocinio accademico, si è trasferita a Carrara per affrontare il marmo nella sua naturale dimora, sulle Alpi Apuane. E ha imparato il lavoro in cava, insieme agli esecutori, le maestranze che spesso sbozzano il pezzo per molti grandi nomi dell’arte. Con loro, Elena Mutinelli ha acquisito un raro virtuosismo nella manipolazione e nel trattamento della materia più candida e dura, e un’invidiabile pratica in quella “via di levare” che, da Michelangelo in poi, è il modo privilegiato di estrarre l’essenza, rivelare l’anima delle cose, cioè la loro consistenza più vera, resa stabile (per così dire, eterna…) da una raggiunta perfezione estetica. 

Martina Corgniati

 

Ne Lo Ione, Platone descrive la follia come una sorta di ‘scintilla divina’ – un minuscolo frammento dell’immensa potenza e sapienza di Dio – destinata a pochi prescelti; un dono divino dunque, e concesso solo ad alcune categorie di eletti: i profeti, gli innamorati, gli artisti e i filosofi. Costoro sono ‘usciti di senno’ in quanto posseduti da una forza superiore; tutto ciò che fanno o dicono, non è opera loro ma del divino che si esprime tramite loro. Essi sono gli interpreti del dio.

Le parole della  Mutinelli confermano questa mia impressione: “Vedi per me l’arte è desiderata, e quindi è seducente anche nel grottesco, nel drammatico, anche quando proietta la propria allucinazione sul mondo. L’arte può permettersi questo perché è senza inibizione; le inibizioni sono pensare di fare troppo brutto, drammatico, surreale..ma questo per noi non conta, noi desideriamo fare arte prima di tutto questo.”

Ora capisco. Se sei un’artista non conta che carattere hai o quale soggetto vuoi rappresentare o che tipo di materiale scegli di utilizzare: la sola cosa che conta, la più importante, è il desiderio dell’arte.

L’artista è posseduto dall’arte. Platone direbbe che è invasato dal dio; il che poi forse è lo stesso.           

Danila Benedetto

 

La scultrice Elena Mutinelli avverte con particolare urgenza un bisogno di ritrovare ‘mani’ adeguate a risentire e a restituire le ragioni del corpo, a ritrovare il corpo come centro dell’esperienza esistenziale come via della conoscenza e del manifestarsi delle qualità della persona. Va controcorrente, o forse è meglio dire che vive con anticipo una condizione di nostalgia del corpo, reagendo alla cultura telematica, all’arte povera e concettuale, alla cerebralità della conoscenza, alla virtualità delle esperienze. Il modellato vigoroso, sostanzialmente espressionista, ma con indispensabili avvii dalle lezioni di Rodin e citazioni della Kollwitz, e soprattutto l’enfasi che pone sulle mani e sui piedi come estremità del corpo e, dunque, punti di relazione articolata, di contatto e  comunicazione di esso con gli altri corpi e con materia e spazio, rendono esplicito il suo trattare la scultura come luogo di riscoperta e di studio, di risonanza e di espressione del corpo. Il ciclo delle opere ispirate a figure di folli visitate in manicomio e assistite durante il bagno, diventa emblematico di una corporeità esaltata dalla patologia, che in molti casi estremizza le sensazioni, poiché il corpo è avvertito come unico punto di ‘ri-ferimento’ del piacere/dolore e, così, unico mezzo di espressione/comunicazione sia verso l’interno (spazio della coscienza) sia verso l’esterno (spazio di relazione).

Le mani assumono dimensioni plastiche di forte evidenza, sollecitando non soltanto il rassodarsi della sensazione diretta, del contatto con la forma, il disegno, la temperatura, la reattività del corpo, ma il riemerge della memoria e della conoscenza sensitiva, di attraversamenti del corpo, di relazioni, di confidenza con la struttura e con lo spazio fisico e psichico. 

  Giorgio Segato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini

 

Lui ama lui, (particolare) 2008

argilla patinata, 116x70x25 cm

 

Il bandolo della matassa ,  2008

Argilla patinata e funi, 300x150 cm

 

Imges

 

he loves him(detail), 2008

coated clay , 116x70x25 cm

 

The key to the problem, 2008

coated clay  end ropes,  300x150 cm

 

 

 

 

 

 

©.  STUDIOMARTE

Foto Antonio Piccin

Grafica Stdmarte

Traduzioni Roberta Mazzesi

 

 

LE OPERE SCULTOREE DI ELENA MUTINELLI SONO  ESEGUITE A MANO SENZA MEDIAZIONE ALCUNA DI ARTIGIANI E MACCHINE

The sculptural production of Elena Mutinelli is hand made without any artisan's or machinery's help.

 

Nessuna delle immagini può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta di Elena Mutinelli, proprietaria dei diritti dell’immagine.

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  Elena   Mutinelli